NO al trogolo olimpico

Nel momento di massima pressione sulla Raggi e i grillini perchè cambiassero idea e approvassero il progetto di Roma 2024, anche Renzi si era espresso e sbilanciato ripetutamente a favore delle olimpiadi a Roma.
Già un tale fatto è per me sufficiente a schierarmi dalla parte opposta della barricata sulla quale si è issato il bulletto fiorentino, ma non c’è solo l’avversione totale e irreversibile verso di lui e la assoluta mancanza di fiducia nelle sue parole.
Non posso ricordarmi il periodo delle olimpiadi 1960, ma ricordo benissimo i mondiali del 1990.
Uno spreco di risorse, costruzioni abbandonate, malfatte, stadi deturpati e già da rifare e migliaia di miliardi delle antiche lire nostrane sperperati a favore di pochi che hanno arraffato tutto quello che poterono arraffare.
Ricordo che dopo quello scempio della finanza pubblica arrivarono le immancabili indagini della magistratura e arrivò un certo Ciampi che dilapidò le nostre riserve valutarie per tenere (senza riuscirvi) la lira nello sme (serpente monetario europeo, il papà dell’euro).
Poi arrivò Amato che si introdusse nottetempo nei nostri conti correnti sottraendoci il 6 per mille dei nostri risparmi, quindi una serie inenarrabile di tasse, dall’isi (imposta STRAORDINARIA sugli immobili) trasformata in via permanente nell’ici finchè non fu abolita da Berlusconi, la tassa sulla salute e quella sull’euro, l’aumento delle rendite catastali e quello delle tasse sui risparmi.
Dopo quei mondiali il nostro debito pubblico schizzò talmente in alto da essere costretti ad impoverirci per cercare (senza riuscirvi) di riportarlo a livelli umani.
E noi, adesso, con un presidente del consiglio che nella sua megalomania ha aumentato il debito pubblico di 150 miliardi di euro in meno di tre anni, dovremmo mettere a disposizione di pochi arraffoni anche il trogolo olimpico per poi pagare tutti i debiti ?
Bene ha fatto la Raggi a ribadire il “NO” già espresso in campagna elettorale e, soprattutto, merita un “bravo !” perchè non si è fatta intimidire dalle minacce nè irretire dalle blandizie poste in atto da chi ha tutto l’interesse a vedersi apparecchiata la mangiatoia.
Un interesse contrario al nostro che quella mangiatoia dovremmo rifornire con i nostri redditi e i nostri risparmi.

“APE” Il nuovo imbroglio renziano

L’hanno chiamato APe un acronimo che, con il solito provincialismo di chi vuò fà l’americano, significa “anticipo pensionistico” ma è solo il nuovo imbroglio di Renzi e di chi gli regge lo strascico, in questa occasione i sindacati.
Non so quanti abbiano letto le notizie che la stampa genuflessa di regime ha riportato circa il trionfale accordo tra governo e sindacati sulle pensioni, ma dopo i titoli c’è la sostanza.
Ed è tutta a danno dei lavoratori.
Chi dovesse essere così disperato e/o folle da richiedere l’Ape, può perdere dall’8 al 25% della sua pensione futura.
I sindacati che avallano questo accordo, diventano così complici del tentativo di espropriare parte della pensione di chi, dopo una vita di lavoro, merita solo di ritirarsi con una retribuzione adeguata, dignitosa e basata su quanto versato.
E che accada a 50, 60 o 70 anni deve solo essere una libera scelta individuale, non una costrizione.
E ancor meno uno per riscuotere quanto ha versato, deve essere obbligato a fare debiti.
In questo i sindacati hanno mancato clamorosamente.
I “casi disperati” in regime di solidarietà verranno accollati (ma solo in parte …) dallo stato (cioè da tutti noi, perchè siamo noi a finanziare lo stato con le nostre tasse).
Chi non è così disperato perchè dovrebbe richiedere un anticipo che dovrebbe restituire in 20 anni, con una pesante decurtazione della pensione, arricchendo solo banche e assicurazioni ?
Sì, perchè a fronte di un impoverimento praticamente sino al termine della nostra vita (dai 63 anni e per venti anni si arriva agli 83, media vita) gli unici a godere sarebbero i bilanci delle banche che, senza rischio alcuno, anticiperebbero la pensione e otterrebbero un bel vitalizio per i successivi venti anni, con la restituzione dell’importo maggiorato di un margine per commissioni.
Ma, dicono, il soggetto potrebbe anche morire.
Niente paura.
Sono coinvolte le assicurazioni che, con un modico premio da pagare annualmente e sempre a carico di chi chiede l’anticipazione, pagherebbero le banche in caso di premorienza.
Certo, qualcuno potrebbe morire in anticipo e, allora, per l’assicurazione sarebbe un costo, ma vuoi che muoiano tutti anticipatamente ?
Però … con Renzi che porta decisamente sfortuna al prossimo . vedi olimpiadi e terremoto – pur di portare bene a se stesso può anche accadere ….
In linea di massima, però il gioco vale la candela
Intanto banche e assicurazioni, grandi sponsor di Renzi e che guardano con grande timore al referendum costituzionale con il terrore che vincano i NO al loro pupillo, ringraziano e si apprestano a passare all’incasso.
Esattamente come gli Scrooge delle varie consorterie affaristiche che, aumentando l’indebitamento dell’Italia e degli Italiani, allungano le mani sulle nostre ricchezze, i nostri risparmi e le nostre case.
Perchè non sfugge a nessuno che, chi dovesse ricorrere all’Ape, davanti ad una pensione falcidiata dai rimborsi, sarebbe costretto, per sopravvivere, a mettere in gioco la propria casa, con qualche marchingegno che prontamente verrebbe elaborato, tipo la vendita con riserva del diritto di abitazione o di usufrutto ed a goderne sarebbero gli squali internazionali.
Cacciamolo prima che si venda l’Italia intera a prezzi di saldo !

11 Settembre Quindici anni dopo

Cosa è rimasto, dopo quindici anni, del ricordo e del significato dell’11 settembre 2001 ?
Vedo che, come spesso accade, una ricorrenza che dovrebbe essere doloroso ricordo e omaggio verso le vittime, si è trasformata quasi in una sagra paesana, con l’ipocrisia di cristiani e musulmani che si recano gli uni nelle chiese degli altri a “pregare insieme”.
Vedo che si è perso di vista il significato dell’aggressione islamica al cuore di quella che era allora la nazione guida dell’Occidente.
Vedo che gli stessi statunitensi hanno perso la bussola eleggendo per otto anni un tizio dalla dubbia nazionalità di nascita e dalla dubbia (molto dubbia) appartenenza alla Civiltà Occidentale e che, infatti, ha dissipato la credibilità e l’autorevolezza degli Stati Uniti.
Vedo che chi allora si era tirato indietro, come la Francia, dalla guerra di liberazione in Iraq oggi è il bersaglio principale della continuata, rinnovata e ancora più diffusa aggressione islamica.
Vedo che la stolta politica dell’accoglienza porta anche in Italia legioni di musulmani incattiviti contro di noi.
Vedo e temo che l’11 settembre non abbia insegnato proprio nulla e che si debba ricominciare tutto da capo.

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La Raggi è vittima delle consorterie come Berlusconi

In questi giorni telegiornali e quotidiani di regime e non (mi riferisco a quelli che dovrebbero essere giornali di opposizione come Il Giornale e Libero) danno ampio spazio alle vicende della giunta capitolina dei grillini, ovviamente con commenti che tendono a proiettare l’idea di un movimento allo sbando, senza capo nè coda, in preda a lotte interne e senza alcuna capacità amministrativa.
I renzini, che dopo tre anni continuano a blaterare “dategli tempo, lasciatelo lavorare” quando si critica il chiacchierone fiorentino, pretenderebbero dopo neanche tre mesi di dare giudizi finali sulla più importante giunta grillina.
Può sembrare strano, essendo un autentico contrappasso, ma l’aggressione che subisce la Raggi è uguale a quella che ha subito Berlusconi, orchestrata dalle consorterie affaristiche che usano le loro armi per spianare la strada al pci/pds/ds/pd evidentemente più allineato e funzionale ai loro disegni.
In effetti la Raggi (e il movimento grillino) è estranea a tale consorteria esattamente come lo fu il Berlusconi dei tempi migliori.
La Raggi, subendo l’aggressione mediatico-giudiziaria, oggi può comprendere quanto male abbiano fatto all’Italia i suoi referenti Grillo e C. nei loro scomposti attacchi a Berlusconi.
Non hanno però ancora risolto una questione che li sta immobilizzando e, cioè, il rapporto con la magistratura.
Non è possibile concedere ad un soggetto, magistrato solo per aver superato un concorso pubblico, il diritto di veto su nomine ed eletti.
Non si può mandare al macero la volontà Popolare solo davanti ad una iscrizione nel registro degli indagati e neppure davanti ad una condanna definitiva o meno.
Personalmente ritengo che anche una condanna definitiva, purchè non sia per alto tradimento della Patria, non potrebbe revocare il mandato elettorale concesso dal Popolo, la cui Volontà deve essere superiore a qualsivoglia decisione assunta da uno o più dipendenti pubblici che hanno superato il concorso da magistrato.
E’ evidente che le consorterie affaristico finanziarie hanno paura che la Raggi, come prima Berlusconi, possano rappresentare in Italia quel polo di attrazione in grado di scardinare i loro disegni, a cominciare dall’egemonia senza elezioni del soviet europeo.
Allora scatenano le armi a loro disposizione e assistiamo a campagne di stampa che hanno come unico scopo quello di screditare l’immagine dei grillini come amministratori.
La Raggi vada avanti, amministri Roma come è capace (sicuramente meglio di Marino …) e fra cinque anni il voto dei Romani dirà se ha amministrato bene o male.
In ogni caso lei deve restare perchè, a differenza del chiacchierone fiorentino che si regge sui voti di coloro che hanno tradito gli elettori che li hanno mandati in parlamento, lei è stata eletta dal Popolo.